LOTTA DI PUTTI DI GUIDO RENI

 

         

Gli appassionati,  sono stati spesso portati a riflettere su quanto sia importante la lotta, anche nella dimensione quotidiana, e non solo perché è radicata nei nostri più ancestrali sentimenti e pensieri, ma anche nella prospettiva riflessiva e speculativa offre ed è foriera di molti spunti in direzione dello sviluppo della Conoscenza.

         Ma c'è di più. La lotta è esercizio e mezzo per essere sempre coscienti del nostro stato di equilibrio mentale e salute fisica. In tale direzione, questa rubrica si è servita, spesso, di opere d’arte di tutti i tempi che rappresentano precisi momenti della lotta, come punto di partenza per dissetare sulla sua valenza nei profili psicologici, sociali e culturali. Qui si va ancora più avanti nel percorso artistico avente per oggetto la lotta, prendendo come punto di riferimento della nostra dissertazione opere che illustrano il combattimento al di fuor di arene e stadi.

         Infatti, la scena di combattimento che vi proponiamo oggi è offerto da Guido Reni, nella sua opera “Lotta di Putti”, del 1625 circa.

         I soggetti del dipinto sono sei putti, simili fra loro, intenti nella lotta. Varie le interpretazioni attribuite al quadro: si può dare credito alla lettura del dipinto come la classica lotta fra amore sacro e amor profano, tanto cara agli uomini di arte e di cultura del ‘600, o quella che vede la rappresentazione di una lotta di classe fra nobiltà e classi sociali più disagiate in chiave classicheggiante. In realtà, però, siamo di fronte ad uno sfogo dell’autore Reni, in seguito ad un litigio con un ambasciatore spagnolo in visita a Roma.

         Entrambe le versioni sono accreditate dai critici d’arte, per le differenze fra i putti, per la pelle candida e le alette dei tre putti, che spiccano, confrontate alla pelle scura e consumata, invece, delle figure che si impongono su di loro. Da tutto ciò, ovviamente non si può escludere un'interpretazione più ampia, ovvero come la lotta tra le diadi che costituiscono l'esistenza dell'uomo. E così è possibile osservare il quadro come la metafora della lotta tra bene e male, tra ciò che è spirituale e ciò che  è materiale, tra puro ed impuro, questa è ancora, nella prospettiva politica, la lotta che entra nei saloni della nobiltà, che la apprezza e la pratica. Una nobiltà consapevole che “i putti non alati” sono sempre pronti a combattere, per rivendicare quello che è stato tolto loro. 

         Il luogo che lo custodisce è la Galleria Doria Pamphilj a Roma. Un aspetto che fa capire cosa stiamo osservando: un dipinto senza tempo, dunque attuale in ogni epoca. (articolo di Gabriele Madaro)

·         In collezione barberini dal Seicento. Citato dal Bernini come sappiamo dal diario di Paul Freart de Chantelou (Journal du voyage du cavalier Bernin en France, 1665) come prova tecnica di affresco. Guido Reni dipinse la figura del putto addormentato “pour s’essayer”, ovvero per dare un saggio delle possibilita di resa della tecnica dell’affresco ai responsabili della fabbrica di San Pietro che gli avevano commissionato una pala per la basilica. Il cardinal Francesco Barberini aveva ammirato la scioltezza e la sicurezza di esecuzione della piccola opera dimostrativa e monsignor Bernardino Scala, cappellano di Urbano VIII, provvide a far staccare l’affresco dai locali della fabbrica, dove probabilmente era stato eseguito, e a farne dono al cardinale per la sua collezione. A tal scopo, il piccolo ma prezioso lacerto venne incastonato nell’elaborata cornice che ancor oggi si conserva. Praticamente ignorato in seguito: è stato incluso fra gli autografi dal Kurz (1937). È stato inciso da Francesco Curti (1610-1690). L'opera compare nell'inventario di Francesco Barberini del 1626-1631 al numero 136 come "-Un' ornamento in due pezzi alto p.mi 8 e largo p.mi 4, cioe' quello di sotto intagliato con due mezze figure e di color di noci, e profilato d'oro con tre api alla parte di sopra tutto intagliato, e tutto dorato, et in mezzo vi e un puttino, che dorme dipinto a fresco dal Sr. Guido Reni havuto dal s.r Berardino Scala". l'opera compare nell'Inventario di Francesco Barberini come "Un Adornam.to di legno mezzo tutto dorato e l'altra parte dorato di color di noce un puttino a guazzo che dorme alto tutto palmi otto in circa e largo palmi tre di Guido". l'opera compare nell'inventario di Carlo Barberini del 1692-1704 come "Un Bambino in muro con ornam.te e base dorata et intagliata del Guido"(web)





Commenti

  1. Stupisci sempre portando in primo piano ritratti famosi oggetto di già nel passato di osservazione dell'anima umana che si esprime in lavori iconici veramente superbi.
    Grazie

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    1. Grazie a te, per seguire, le mie pagine, sulla città in cui sono nata

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  2. Questo è stupendo, mi sembra di vedere mia figlia da piccola quando dopo la sua poppata si addormentava, bellissimo.
    Buon inizio settimana.

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  3. Muchas gracias, Silvia, porque me ha gustado tu artículo muy especialmente el punto de vista que le das a partir del juego.
    Magnífico trabajo el tuyo, que te superas día a día. ¡Felicidades!
    Un fuerte abrazo, amiga.

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  4. Ringrazio gli autori dei graditi commenti

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  5. Penso si tratti di una parodia dell' accapigliarsi per futili motivi. Così come sono un po' goffi e buffi quei putti, ancor più lo sono gli adulti quando diventano rissosi e, appunto, si accapigliano come bambini. Buona giornata a te.

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  6. Es un regalo llegar a visitarte, nos dejas además de arte la historia en los textos que acompañas cada entrada, mil gracia querida amiga, felicidades por cada uno de tus trabajos,
    Un fuerte abrazo

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  7. Gran post Silvia. Me ha gustado ver los cuadros.
    Un abrazo.

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  8. Fantásticas pinturas de um artista que não conhecia.
    Excelente artigo.
    Abraços

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