LA CHIESA DEI RE MAGI
Nel 1646 Borromini fu nominato architetto del Collegio di Propaganda Fide3. Ma solamente nel 1662 la chiesa dietro la facciata ovest del palazzo fu in corso di costruzione. Due anni dopo era finita, tranne la decorazione34. Dapprima Borromini progettò di conservare la chiesa ovale costruita dal Bernini nel 1634. Quando fu deciso d’ingrandirla egli preferí il tipo di locale semplice, analogo a Santa Maria dei Sette Dolori e l’ancora precedente Oratorio di San Filippo Neri. Ma i cambiamenti nel progetto sono ugualmente illuminanti. La fila di finestre nella navata di Santa Maria dei Sette Dolori era simile a quella dell’Oratorio. Invece, la chiesa della Propaganda Fide rappresenta una radicale revisione di quelle piú antiche strutture.
L’articolazione consiste qui in un ordine grande e piccolo derivato dai palazzi capitolini. I grandi pilastri accentuano la divisione del perimetro della chiesa in intercolunni alternati larghi e stretti, mentre il cornicione dell’ordine grande e la trabeazione dell’ordine piccolo su cui poggiano le finestre fungono da elementi unificatori dell’intero spazio orizzontale. A differenza di Santa Maria dei Sette Dolori, il verticalismo dell’ordine grande è continuato mediante i pezzi isolati della trabeazione nella volta ad arco ed è ripreso dai costoloni che collegano i centri delle pareti lunghe con i quattro angoli diagonalmente attraverso il soffitto. Cosí un sistema ininterrotto lega insieme tutte le parti dell’edificio in tutte le direzioni.
Il coerente «scheletro»-struttura è diventato della massima importanza – non rimane quasi niente muro fra gli alti pilastri! – e gli è stata sacrificata persino la cupola. Il progetto ovale, che avrebbe richiesto una cupola, non avrebbe potuto contenere un simile sistema. Nessuna costruzione postrinascimentale in Italia si è avvicinata tanto ai principî strutturali gotici. Per trent’anni Borromini era andato a tastoni in questa direzione. La chiesa della Propaganda Fide fu, veramente, una soluzione nuova e stimolante e la sua stringente semplicità e logica conclude adeguatamente l’attività di Borromini nel campo dell’architettura ecclesiastica.(WEB)

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