SANTUARIO DI ERCOLE VINCITORE
Il santuario di Ercole Vincitore è uno dei maggiori complessi dell'architettura romana nel periodo della repubblica romana. Rientra nella tipologia dei santuari cosiddetti ellenistici, risalenti ai secoli II-I a.C. e costruiti sull'onda della grande influenza culturale esercitata dalla cultura ellenistica dopo la definitiva conquista romana della Grecia (146 a.C.)[1]. Situato a Tivoli,[2] è il più grande tra i santuari italici dedicati ad Ercole e il secondo di tutto il Mediterraneo dopo quello di Gades in Spagna. Venne edificato tra gli ultimi decenni del II secolo a.C. e l'82 a.C. Ulteriori interventi si ebbero, soprattutto nella zona del teatro, in epoca augustea. Svetonio racconta che qui Augusto amministrò la giustizia in numerose occasioni, sotto i portici del santuario.[3]
Il Culto di Ercole
[4] L'antica città di Tivoli si identificava col culto di Ercole (Herculaneum Tibur) proprio in virtù della sua posizione strategica e lo venerava sia come dio guerriero (Hercules Victor o Invictus), al quale era stata votata e dedicata una vittoria sugli Equi (anche se la tradizione ce ne tramanda una sui volsci[5])[6], sia come protettore dei commerci e della transumanza delle greggi, attività fondamentale per l'originaria economia cittadina.
Il culto di Ercole, uno dei più importanti del Lazio, fu comune, sotto varie forme, a molte civiltà del Mediterraneo. A differenza dell'Herakles greco, venerato soprattutto come semi-dio, l'Hercules italico è principalmente una divinità, protettrice di tutte le attività civilizzatrici legate ai secoli dell'inurbamento (VIII-VII a.C.), dalle bonifiche al disboscamento, dalla regolazione delle acque alla transumanza ai commerci con tutte le loro implicazioni. Analogamente, in altri contesti mediterranei o mediorientali, altre divinità assumono, in epoche diverse, la stessa funzione civilizzatrice: Melqart[7][8] presso i Fenici, Gilgameš presso gli Assiro-babilonesi e Semo Sancus presso i popoli dell'Italia centrale. Solo in epoca arcaica viene gradualmente assimilato all'Herakles greco, tramite lo Harkle etrusco. Ebbe anche funzione di divinità ctonia[9], tipica di territori ricchi di pozzi, sinkhole e polle di risalita, come quello tiburtino. Fu venerato a Tivoli sia come Hercules Victor (o Invictus) sia come Hercules Saxanus (in quanto protettore delle attività estrattive del travertino). Il culto di Hercules Victor potrebbe essere proprio originario di Tivoli e la tradizione vuole che fosse esportato a Roma in età tardo-repubblicana da Marcus Octavius Herennius[10], ricco mercante di olio, forse identificabile con quell'Herennius che fu tibicinus e poi Magistratus Herculaneus presso il santuario tiburtino, il quale fece costruire nel Foro Boario a Roma un tempio circolare, il più antico rivestito in marmo tra quelli conservati, dedicato a Hercules Victor o Invictus (o a Hercules Olivarius) ed erroneamente chiamato, fino a pochi decenni fa, Tempio di Vesta.
Il santuario di Ercole Vincitore ospitava un collegio di musici (tibicines) tra i più importanti e ben frequentati d'Italia. Secondo la tradizione i tibicines romani, in segno di protesta per le limitazioni alla loro professione, entrarono in sciopero e si rifugiarono a Tibur, ospiti del collegio degli omologhi tiburtini presso l'area del santuario. Anche la danza era legata al culto di Ercole Vincitore che, unica divinità oltre a Marte, aveva un collegio di Salii, sacerdoti che nelle occasioni sacre praticavano una caratteristica danza durante la quale si batteva a terra il piede per tre volte consecutive (tripudium). Le danze e i canti del culto si celebravano alle idi di agosto, come ricordato da Virgilio nell'VIII libro dell'Eneide.
La struttura del tempio, con il teatro adagiato sulla collina dominato dal luogo sacro vero e proprio, ha molte affinità con la vicina e coeva area sacra del santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, ancora ben conservata e visitabile, anche se ne discosta per l'ampiezza del temenos, per la collocazione della cavea del teatro, per il doppio portico e soprattutto per la presenza della via tecta.
Struttura
Si trattava di una struttura di dimensioni imponenti, la cui opera di restauro è stata completata solo nel giugno 2011[11].
Secondo recenti sondaggi e scavi, soprattutto nella zona del teatro e del tempio, sembrerebbe che le fasi della costruzione siano state almeno due[12][13][14]. Nella prima, il cui progetto risalirebbe almeno al quarto decennio del II secolo a.C., la struttura del Santuario sarebbe stata diversa da quella poi definitiva, con un fronte a terrazze digradanti, simile al santuario della Fortuna Primigenia della vicina Praeneste, e con una pianta trapezoidale, che per l'asimmetricità ricorderebbe, pur con molte differenze, quella del tempio di Giove Anxur a Terracina. Un cedimento generalizzato della struttura avrebbe portato all'interruzione dei lavori, ripresi solo qualche decennio più tardi con un progetto completamente diverso. Questa sarebbe la seconda fase, i cui interventi principali furono due:
- Tutta la parte frontale a terrazze parallele viene "alleggerita" asportando una quantità enorme di terreno, e costruendo, nello spazio ricavato, il teatro;
- Un tratto secondario del "clivus tiburtinus" (l'ultimo tratto della Via Tiburtina) che nel progetto originario costeggiava il lato obliquo del complesso, viene inglobato in una galleria, la via tecta, che unisce la vecchia struttura al maestoso complesso di seconda fase sul lato nord, che appoggia le sue sostruzioni più di 40 metri più in basso fin quasi alle sponde dell'Aniene e che costituisce la parte meglio conservata del santuario, caratterizzante il paesaggio tiburtino da più di 2000 anni.
Ne risultò un complesso a pianta rettangolare (188 x 144), a cinque livelli nella sua sezione nord, quella verso il fiume, che gradualmente si riducono in direzione NO-SE, fino ai 2 livelli addossati al banco calcareo, costituito, come in quasi tutto il territorio dell'antica Tibur, di tartaro, una forma molto irregolare di carbonato di calcio (CaCO3) di origine fluviale[15]. Questo particolare substrato geologico consentì di livellare abbastanza agevolmente la collina riportando a nord il terreno che si toglieva a sud, per preparare la piattaforma necessaria alla costruzione del santuario, anche nella sua prima fase[16]. Nello stesso tempo la diversa resistenza e compattezza del basamento, una ampia sezione del quale è costituito, come abbiamo visto, da terreno di riporto, ha determinato almeno in parte la sopravvivenza o la rovina delle diverse parti del complesso, specialmente della via tecta e dei numerosi locali adiacenti, più o meno grandi, in buona parte crollati, oltre che per interventi distruttivi del VI secolo d.C., in seguito a sommovimenti o terremoti, uno dei quali fu quello fortissimo del 1349[17]. Oggi della via tecta e dei locali adiacenti si conserva poco più del 50%, essendo andati distrutti quelli in posizione nord - ovest. Peraltro, per diverse ragioni, anche la sezione SE, apparentemente di dimensioni considerevolmente minori dell'altra, pur appoggiata al banco calcareo è stata in buona parte interessata da crolli.

La via tecta si trova al terzo livello e attraversa diagonalmente la struttura da NE a SO, per cui i grandi locali che si trovano lungo il suo percorso e che si affacciano sul costone nord vanno via via aumentando di superficie[18].
Al quarto livello si trova il piazzale superiore, il temenos, o spazio sacro. Al centro di questo spazio e in posizione arretrata, si trova il tempio col suo podio, il cui rivestimento è in parte conservato solo nella parte sud. Il podio era cavo, con stanze cieche delimitate da robuste murature e riempite di terra, tranne 2 che si trovano in corrispondenza dell'abside della cella del tempio, forse adibite a stanza oracolare e/o favissa. Era alto m 6,50, ed era all'esterno completamente rivestito di travertino elegantemente modanato, come si può vedere nei piccolo tratto conservato. Nella parte anteriore, quella rivolta a ovest verso Roma, una scalinata a due rampe, incorniciata da due avancorpi ornati ciascuno di una fontana monumentale, metteva in collegamento il temenos con il tempio. Sul lato ovest, tra questa scalinata e il muro di ambito della cavea del teatro antistante, rimaneva uno spazio di meno di 2 metri, cosa abbastanza strana per una struttura così grande, soprattutto in relazione all'affollamento del temenos che si poteva verificare in alcune situazioni particolari. Questa anomalia si spiega osservando i resti dell'ossatura della scalinata: un crollo della struttura, originariamente più corta e ripida, costrinse i costruttori a scavalcare con archi di sostegno la parte crollata e a ricostruire la scalinata più lunga e meno ripida, facendo avanzare corrispondentemente i due avancorpi, nei quali dagli scavi risulta chiaramente la presenza di 2 fontane, una, quella posteriore, tamponata e trasformata in "piscina limaria", l'altra, quella anteriore, funzionante e dotata di piccoli basamenti per statue a pelo d'acqua.
Il tempio, ottastilo, periptero sine postico (cioè con il fronte di 8 colonne, circondato da colonne ma non nel lato posteriore), era alto m 18,50, aveva un pronao con 3 file di colonne e una cella con 2 ordini di colonne. Le due stanze agibili sotterranee del podio, una delle quali aveva un accesso con una scaletta (come si può vedere dai rilievi del Thierry del 1863), erano forse adibite a deposito votivo e stanza oracolare.
Il tempio era quindi alto complessivamente m 25, aveva una copertura a tetto a due spioventi dipinto di giallo, ed era visibile da Roma[19].(WEB)

Che posto meraviglioso!
RispondiEliminaRiesco a immaginare il santuario pieno di persone, musica, danze e rituali.
E impressionante pensare che il Santuario di Ercole Vincitore non fosse solo un tempio, ma un enorme complesso, quasi una piccola citta sacra, che dominava Tivoli ed era visibile persino da Roma.
Baci!
Son stato a Tivoli ormai tanti anni fa. I miei ricordi sono un po' offuscati dal tempo e questo tuo post mi ha aiutato un po' a rinfrescare la memoria. Fu una gita di giornata in un luogo ricco di storia e di ogni genere di bellezza. Penso che, prima o poi, tornerò a visitare nuovamente questi luoghi. Buona giornata a te.
RispondiEliminaAnche questo che meraviglia!!!
RispondiEliminaCara Silvia,
RispondiEliminami chiedo che cosa abbia davvero visto io di Italia: quasi quattro anni vissuti lì e non mi è familiare nulla di ciò che, in modo ammirevole, condividi nel tuo splendido blog. Dovrò organizzare un viaggio annuale per scoprire tanta bellezza. Mi piace molto il modo in cui ce la presenti.
Que local fantástico ❤️ As construções romanas eram absolutamente incríveis e ainda hoje, mesmo muitas vezes já sendo ruínas, elas nos surpreendem pela sua impressionante e bela arquitetura.
RispondiEliminaExcelentes fotos e completa explicação histórica.
Um grande abraço
Wow! Adorava visitar esse local!
RispondiEliminaBjxxx,
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Magnifico complesso davvero,
RispondiEliminagrazie dell'interessante condivisione.
Buon fine settimana
Que Santuario mas imponente, querida Silvia.
RispondiEliminaTu ya sabes lo mucho que me gusta todo lo relacionado con la época romana, y a pesar de que leo mucho sobre ello, tu nunca dejas de sorprenderme con algo que desconozco, como hoy con este bello lugar.
RispondiEliminaGracias, amiga, y un cordial saludo.
I hope you have a great weekend!
RispondiEliminaBjxxx,
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Ciao silvia, il tuo articolo sul santuario di ercole vincitore a tivoli mi ha catturato per la precisione e la ricchezza dei dettagli storici e architettonici, ogni descrizione delle fasi di costruzione, delle strutture, dei templi e delle pratiche cultuali trasmette un respiro vivo che ci trasporta nell’antica roma e nella devozione a ercole, ammiro il modo in cui colleghi gli aspetti tecnici dell’architettura alla spiritualità e alle consuetudini, permettendo di percepire non solo la grandezza del sito ma anche la sua umanità e la funzione culturale, il tuo testo è un ponte tra storia e immaginazione, illumina le complessità del santuario pur facendo vibrare l’immaginazione, grazie per aver condiviso questa esplorazione erudita e affascinante, Régis.
RispondiEliminabonjour c'est très beau c'est super cette architecture c'est magnifique, le texte est très bien écrit, nous avons eu des inondations terribles sur notre département mais me revoila, je te souhaite un bon Lundi ,belle journée
RispondiEliminaPassando para desejar uma boa semana!
RispondiEliminaBjxxx,
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Semplicemente grandioso! Non trovo altre parole per commentare questo complesso architettonico ricco non solo di dettagli artistici ineguagliabili, ma anche di storia e di infinita spiritualità. Grazie a te e a questo tuo bel blog che conosco parte di Roma che non avevo visitato e sono felice di conoscere. Un evviva entusiasta per te con un grande abbraccio e un sorriso. 🌹
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